Ogni mattina ho l’ansia, non voglio più andare a scuola
Se chiediamo ai bambini o ai ragazzi di esprimere graficamente l’ansia che li assale al momento di un’interrogazione o di un compito in classe, spesso disegnano una specie di mulinello nero o grigio che distrugge tutto e fa piazza pulita dei loro pensieri.
Capire le cause può essere utile fino ad un certo punto: a volte i ragazzi risentono troppo delle aspettative della famiglia, forse stanno attraversando un periodo di forte stress emotivo o, più banalmente, non si rendono conto di non aver studiato abbastanza.
Ma se, una volta esclusi i vari disturbi dell’apprendimento, nonostante lo studio e la fatica, i risultati non ci sono ed il bambino è sempre più avvilito, è il momento di metterlo in contatto con le sue risorse.
Un intervento mirato tende da una parte ad analizzare questo disagio ma dall’altra a ridimensionarlo: è solo un malessere che va ascoltato, un gradino che aiuterà il ragazzo e la famiglia a crescere.
A volte già solo parlandone cambia qualcosa nella percezione di questo problema: se poi a cambiare è l’immagine mentale, tutto diventa più semplice.
Francesca di 8 anni, ha inventato la fiaba di Tempestino, l’unico che non aveva paura della tempesta e che, l’aveva battuta trasformandola in pulviscolo e raccogliendola con l’aspirapolvere. E così anche la sua paura era svanita.






