Se la trama di un romanzo ti cambia la vita
Può trattarsi dell’attesa snervante che ti cambino il contratto di lavoro e tu rimani aggrappato a quelle promesse e a quelle rassicurazioni. Oppure può trattarsi di una relazione che assomiglia ogni giorno di più ad un vicolo cieco. Forse sei tu che non riesci a deciderti e aspetti che succeda qualcosa.
Oppure ricerchi ancora l’approvazione di qualcuno, una persona molto importante per te, ma quell’approvazione, per quanto tu faccia, sembra non arrivare mai.
“E’ solo questione di tempo”- ti ripeti.
Ma passano i mesi, gli anni, e tutto rimane com’è. Non c’è nessuno vicino a te, il tuo lavoro è un susseguirsi di delusioni, la vita è sempre la stessa e tu aspetti che succeda qualcosa.
Ma non succede mai niente.
Il tenente Giovanni Drogo passa tutta la sua esistenza nella Fortezza Bastiani, un avamposto militare che si trova nel deserto, in un luogo imprecisato: deve essere pronto a respingere i nemici, i Tartari, che si dice possano giungere da un momento all’altro. A volte l’attacco sembra imminente: alcune voci lo danno per certo, ci sono indizi che lo rendono sicuramente inevitabile ma… nessuno appare mai all’orizzonte. Intorno nient’altro che deserto, le ombre che si intravedono forse sono solo un miraggio. Il silenzio è rotto dal suono di una goccia d’acqua che cade dentro ad un secchio, ritmicamente, e che ricorda lo scorrere inesorabile del tempo.
Quando, durante una seduta, raccontai la trama de “Il deserto dei Tartari”, il capolavoro di Dino Buzzati, ad una donna che si trovava in una situazione invariata da anni, il mio intento era quello di farla riflettere presentandole un‘immagine simbolica di ciò che stava vivendo. Nessun consiglio, nessun giudizio, solo un’immagine che rispecchiava quel momento della sua vita.
E poi non la vidi per qualche tempo.
Quando ritornò, le cose erano cambiate. Aveva preso una decisione importante, la situazione si era sbloccata. Finalmente era felice, anche se si avvicinava alla felicità in una maniera ancora guardinga.
“ Quella storia mi è rimasta impressa: continuavo a ripensarci… mi vedevo anch’io nella Fortezza Bastiani, in mezzo a persone insignificanti, con intorno il deserto. Così ho trovato il coraggio per uscirne ”.
La trama di quel libro, aveva funzionato come una metafora, aveva “trasportato” la persona da un luogo ad un altro, le aveva mostrato la sua vita sotto una angolatura diversa, implicitamente le aveva suggerito la via d’uscita.
Aveva capito: anche lei, come il tenente Drogo, viveva in un’attesa infinita: intanto, la sabbia del tempo scivolava via, inesorabile, in un’invisibile clessidra.
Era bastata la consapevolezza della sua situazione per spingerla finalmente ad agire.
Il tempo sistema molte cose e può essere un grande alleato, altre volte è un patrimonio che rischia di essere sprecato, come nel romanzo, goccia dopo goccia.






