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Quando gli animali ricostruirono il ponte

Avevo scritto questa fiaba per un bimbo di Genova che era rimasto molto scosso dalla tragedia del Ponte Morandi. Oggi, a pochi giorni dal disastro che ha colpito il Levante, vorrei dedicarla a tutti coloro che si danno da fare per ricostruire; in particolare a quelli che preferiscono creare ponti invece che erigere muri. E poi ai bambini, in tutte le emergenze i più fragili.

C’era una volta una città che sorgeva tra i monti e il mare, con strade sopraelevate che sembravano montagne russe, buffi trenini che si arrampicavano sulle colline e, proprio nel centro, tanti vicoletti piccoli piccoli, tanto piccoli che sembrava ci potessero vivere solo i gatti.

Voi non lo sapete, ma proprio i gatti si sentivano un po’ i padroni di quella città; li trovavate a dar la caccia ai topi, ad azzuffarsi con i gabbiani, o a prendere il sole sdraiati sulle barche dei porticcioli. 

Sotto il ponte più lungo, quello che collegava un capo all’altro della città, viveva una colonia di gatti di periferia, che aveva come capo un micione nero e un po’ spelacchiato che si chiamava Mugugno.

Da sotto il ponte si sentivano tutti i giorni strane scosse ed ogni tanto cadevano delle molle o dei pezzetti di cemento.

“Ecco, lo sapevo, guarda che roba, viene giù di tutto”- borbottava Mugugno- “è colpa dei topi che vanno sul ponte e rosicchia oggi, rosicchia domani, lo stanno facendo venire giù a tocchi”. 

“Ma quali topi, cosa c’entrano i topi!”- esclamava Rosalinda, una  gatta grassoccia e un po’ litigiosa- “non vedi che è colpa dei gabbiani che a forza di appendersi lo fanno dondolare ?”

“ Non è vero!!”- si intrometteva abbaiando Biagio, il cane randagio -  “ E’ colpa di voi gatti ! Con questa storia che  siete arrivati per primi sotto il ponte, fate arrabbiare gli altri animali che vi fanno dei dispetti..”

Insomma ogni tanto erano vere e proprie zuffe e sarebbero andati avanti così all’infinito se un bruttissimo giorno non fosse successa una tragedia.

 E la colpa non era né dei cani, né dei gatti, né dei topi, né dei gabbiani, né di nessun altro bravo animale di quella città.

Erano stati gli avvoltoi, ma di loro non vogliamo neanche parlare. 

Il ponte crollò davvero, in pochi minuti, all’improvviso.

Portò via delle vite, i sogni di tante creature, il loro desiderio di felicità, la loro sete di vita e di cose belle.

Silenzio

Ci fu prima un boato, poi urla, il rumore della pioggia, il grido delle sirene. 

Ci fu tanto dolore. Tantissimo. 

Silenzio.

Ci furono immagini terribili, ci furono lacrime e disperazione, ci furono tanti coraggiosi che lavorarono per giorni tra le macerie in silenzio.

Silenzio.

E poi ci furono i piccoli di tutti gli animali, spaventati a guardare mille volte alla tv quel ponte che crollava, lo stesso dove erano passati qualche giorno prima per andare a trovare i nonni in campagna o per passare una giornata al mare o per saltare nella vasca delle palline del centro commerciale.

“E adesso”- si chiedevano i cuccioli  - “come faremo ad attraversare di nuovo un ponte senza avere paura?”

“E adesso”, si chiedevano gli animaletti che vivevano in quella zona e avevano dovuto lasciare le loro tane – “dove andremo a dormire? Quando potremo andare a prendere i nostri giocattoli?”

Silenzio

Gli animali più saggi rimanevano in silenzio ad osservare quel che rimaneva del ponte, pensierosi.

Alla fine un gabbiano anziano parlò. 

“ Amici”- disse – “il ponte che ricostruiremo sarà mille volte più forte e resistente di quello che è caduto. Tutto quello che è successo ci ha lasciato tristi e addolorati, ma dobbiamo mantenere la speranza. Io sono solo un vecchio gabbiano ma so ancora volare e vi posso dire che le cose, viste dall’alto, sono molto diverse da come appaiono. Qui in basso sembra che ci siano solo macerie ma non è così. Salite in cima alla collina e venite a vedere.”

Allora tutti gli animali salirono ad ovest, sulla collina  e guardarono verso la città.

Videro che i gatti  più fortunati avevano aperto le porte delle loro case a chi era senza un tetto e anche da lassù si vedeva pulsare un cuore  grande, grandissimo. Era di un colore rosso rubino e splendeva  come un fuoco in mezzo al grigio perla dei tetti d’ardesia.

Videro i gabbiani volare portando, in grandi ceste, la focaccia agli sfollati mentre il suo profumo lasciava una scia arancio brillante nell’aria.

Videro band di topolini metropolitani suonare in locali alla moda e topini campagnoli suonare nelle orchestrine di paese per donare l’incasso a chi ne aveva bisogno. Il giallo oro di quelle monete regalate, luccicava anche da lontano.

Videro il verde scuro delle divise dei coraggiosi che scavavano tra le rovine e più in là, verso l’orizzonte il blu del mare. Un blu profondo che rispecchiava l’infinito e solo a guardarlo faceva rinascere la speranza. 

Videro la luce indaco dei monitor degli uffici dove quelli che governavano la città lavoravano fino a notte fonda per trovare soluzioni all’emergenza. E infine la luce violetta e fioca delle corsie degli ospedali, dove i medici  e gli infermieri curavano i feriti, mettevano bende e asciugavano lacrime.

Rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, violetto.. Sotto gli occhi meravigliati dei gatti e di tutti gli altri animali apparve nitido e brillante un arcobaleno con i colori così accesi e vivaci che sembrava dipinto di vernice fresca.

“Com’è bello questo ponte!! “ gridarono i cuccioli

“Sembra  uno scivolo gigante!”

“Ma possiamo  davvero salirci ?”

“Dovete sapere ”-  disse il vecchio gabbiano -” che questo ponte non può essere scalfito da niente e da nessuno. E’ più forte di un diamante  perché è stato fatto con la solidarietà, un materiale prezioso e resistentissimo. 

L’abbiamo costruito in pochissimo tempo, senza neanche rendercene conto. Perché noi, che abitiamo in questa città,  avremo anche dei musi un po’ così,  ma quando è il caso sappiamo tendere la zampa a chi ha bisogno e guai a chi ci tocca Genova”.

E mentre i cuccioli scivolano felici sull’arcobaleno, andiamo a vedere che cosa stanno facendo gli altri personaggi di questa storia.

Il gatto Mugugno è diventato geometra del comune e prende nota dei tombini, delle buche, dei lampioni e insomma di tutto quello che non funziona. Per quello che riguarda le fognature, collabora con uno studio tecnico di topi.

La gatta Rosalinda fa la volontaria per i senzatetto e cucina tutte le sere il minestrone  per 700 coperti  con le verdure del suo orto. Per i gabbiani, però, prepara la zuppa di pesce.

Biagio, il cane randagio, è un mediatore culturale e lavora in una comunità alloggio per cuccioli di tutte le razze.  

Quanto al vecchio gabbiano… Beh, ora che è ormai sera ed è tutto tranquillo può volare proprio in cima alla Lanterna, il suo posto preferito.  Di notte, da lassù , tutte le volte che guarda quel mare di luci,  non può fare a meno di pensare che la vista della città sia davvero Superba…

 

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