Fiabaterapia: Perché la fiaba guarisce?
Scrive Bruno Bettelheim nel suo saggio “Il mondo incantato” che, secondo la medicina indù, le persone malate venivano “curate” con le fiabe perché esse avevano lo scopo di sanare i conflitti o le ferite emotive che avevano dato origine alla malattia.
Non a caso “Le Mille e una notte, che è una raccolta di fiabe di origine indo-persiana, parla proprio di questo: il re Shariyar è profondamente deluso e ferito nei confronti delle donne ed è convinto che nessuno potrà mai amarlo. Così, decide che d’allora in poi avrà, ogni notte, una donna diversa che verrà uccisa il giorno dopo...
Sherazade, com’è noto, racconta ogni notte, per mille notti una storia al re, ma senza raccontare il finale che verrà svelato la notte successiva. Qui troviamo un primo tema importante, quello della liberazione dalla morte attraverso la fiaba. Sherazade vuole non solo la propria liberazione, ma anche quella del re, perché anche lui è, a sua volta, “prigioniero” delle sue emozioni, in preda ad un odio cieco e diretto a tutte le donne indiscriminatamente.
Le mille e una notte indica quindi un periodo di tempo lungo perché possa esserci una guarigione. Secondo gli psicanalisti Sherazade rappresenta la parte saggia (l’io, condizionata dal superio perché è pronta a rischiare e a sacrificarsi per evitare la strage di altre donne) che si prende cura della parte “malata” che può essere potenzialmente distruttiva e autodistruttiva. La fanciulla riesce nel suo intento e, dopo appunto mille e una notte ed il racconto di altrettante fiabe il re capisce di essersi comportato da assassino, sposa Sherazade mentre il regno va incontro finalmente ad un periodo di pace e prosperità.
Questa ultima immagine è rappresenta un io risanato, in cui tutte le varie parti risultano in armonia.
Perché quindi la fiaba guarisce? Perché parla lo stesso linguaggio dell’inconscio, ovvero quello del simbolo.






