Demo

Come ho imparato a dire di No e a riprendere il controllo della mia vita, grazie alla fiaba terapia.

Tra i motivi per cui ho chiesto il sostegno di Daniela, c’era la mia incapacità a dire di no e a farmi condizionare da molte persone che ritenevo più realizzate di me, in un ambiente lavorativo fortemente competitivo in cui devi dare sempre il meglio ma il meglio non è mai abbastanza

La vita frenetica della città in cui vivo, le pressioni a cui ero sottoposta, lo stress conseguente alla rottura di una lunga convivenza, non mi permettevano mai di fermarmi e fare due conti con me stessa.

La fiaba mi ha aiutato a mettere a fuoco aspetti di me stessa che diventavano via via sempre più chiari e ad imparare, finalmente a dire di no.

La Fiaba di Martina

Gioia la piccola volpe

C’era una volta, Gioia, una volpe che viveva nella sua tana in un grande bosco, popolato da tantissimi animali diversi, ognuno dei quali cercava di dimostrare agli altri che era lui il più affascinante e il più bravo di tutti. Anche se il suo lavoro, basato sulla strategia e sulla logica le dava molte soddisfazioni, la sua vita non era stata facile infatti, anche se le nascondeva bene, portava delle cicatrici di vecchie ferite a cui, per fortuna, non pensava quasi più. Stare in un grande bosco a volte è molto stimolante e divertente, a volte è stressante. I tuoi colleghi vicini di tana possono essere degli ottimi alleati, ma a volte ficcano un po’ troppo il muso nella tua vita. La volpe, per il fatto che un tempo era stata ferita, pensava che tutti gli altri animali fossero più saggi di lei, così, a volte, dava troppo ascolto alle loro chiacchiere. “Gioia cara, basta pensare al tuo ex, fai come me”- diceva la sua amica pavoncella- “mangia semi di miglio, vai nelle discoteche frequentate dai pavoni e partecipa alla sfilata degli animali più colorati…Ah ma che peccato!”- aggiungeva - “Tu hai un colore solo, come fai a partecipare? Ci penso io! Ti dipingerò con i colori dell’arcobaleno, così sarai bellissima anche tu!” La volpacchiotta pensava che il suo era un bel colore, d’un castano dorato, perché avrebbe dovuto cambiarlo? Però d’altronde la sua amica pavoncella era così carina, così di successo, che lei si lasciava convincere. Così Gioia cominciava a mangiare semi di miglio e ad andare in giro verniciata, ma non si sentiva più felice, anzi! Aveva l’impressione di non essere lei, di essere ancora più impacciata. Poi c’era un altro collega, un lupo in carriera con due canini lunghi ed il pelo argentato che la azzannava ogni volta che apriva bocca, anche solo per fare un commento sul tempo. Era come se ogni sua parola fosse un morso dato con i suoi denti affilati, tanto che, a volte, più che un lupo assomigliava ad un cobra. La volpe cercava di non prendersela troppo e si diceva che, no, in fondo era solo un capo e stava facendo il suo lavoro, è sempre meglio avere un lupo vicino se devi attraversare un bosco.

 

Ma la cosa strana che succedeva, in quella foresta, era che tutti pensavano solo al bosco, alle prede e alle gare di caccia e tutto il resto sembrava non esistere più. E allora una volta Gioia prese una decisione importante: uscì dal bosco da sola ed andò a girare il mondo. Così, da quel momento in poi, successero delle cose meravigliose. La prima cosa che fece fu il bagno in un laghetto dalle acque trasparenti, cosicchè se ne andò via la vernice data dalla pavoncella, e lei si ritrovò il suo colore dorato. Poi si accorse che tutti gli animali sconosciuti, che vivevano in altri luoghi e di cui lei aveva paura, le sorridevano ed erano gentili con lei. Chi le indicava la strada, chi le faceva compagnia per fare due chiacchiere, chi le faceva complimenti per i suoi occhi vivaci o per la sua facilità alla risata. Nel suo viaggio incontrò anche un gruppo di musicanti che la invitarono a cantare con loro. Per troppo tempo Gioia non aveva fatto sentire la sua voce: in particolare c’erano alcune parole che non volevano proprio uscire, sembrava che fossero rimaste impigliate nella gola. La prima parola era NO. Una parola breve come un respiro, veloce come uno starnuto, così semplice da dire. Eppure sembrava difficilissima da pronunciare. L’altra era BASTA. Basta con i consigli, basta con le invasioni, basta con il far prendere agli altri delle libertà che non voleva concedere. Se dico basta è basta, Punto. E L’ultima era IO. Io era una parola piccina picciò, quando la pronunciava sembrava proprio un soffio, un soffio così leggero che non avrebbe nemmeno spento la fiamma di una candelina. Ma la musica e la compagnia fanno miracoli. Il calore degli altri animaletti che cantavano insieme a lei, e il calore della voce che scaldava le corde vocali, sciolsero gli ami di ferro che tenevano impigliate le parole in gola ed esse cominciarono ad uscire potenti come proiettili e a rimbombare con un rumore di tuono.

Gioia stessa si stupì per prima della forza che può avere un NO detto con decisione. Ancora più strabiliante era vedere che effetto faceva combinare tutte queste parole insieme: così formò una frase che cominciò a ripetersi spesso e notò che le dava molta carica: “NO, adesso BASTA, IO vado bene così!”. Magicamente, quando tornò nel bosco, gli animali che conosceva da sempre cominciarono a trattarla con più rispetto e a dimostrare interesse per lei.
Per troppo tempo il suo tragitto era stato un ping pong tana-lavoro, così cominciò ad uscire e a divertirsi, scegliendo solo compagni che le piacevano e che la facevano stare bene. Poi, se il bosco cominciava a starle stretto, poteva sempre prendere e partire. Perché lei era Gioia, la piccola volpe, felice ed apprezzata cittadina del mondo.

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Sono mamma di 4 figli ed autrice di fiabe e libri per bambini.
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