Mio figlio dopo la separazione non era più sereno, ecco come ho risolto e sono riuscita a riportare la serenità in famiglia.
Era un periodo davvero problematico: dopo la separazione da mio marito mio figlio mi aveva chiesto del padre solo saltuariamente ma nell'ultimo periodo le sue richieste si erano fatte più insistenti.
Io ero in difficoltà perché, oltre a provare sentimenti molto contrastanti, non sapevo come dirgli che aveva perso il lavoro, frequentava brutti giri e si disinteressava completamente di lui.
Chiaramente giovanni idealizzava la figura del papà, in fondo aveva solo 9 anni, ma la sua visione era del tutto lontana dalla realtà: abitiamo in una piccola città in cui tutti si conoscono e, prima o poi, avrebbe saputo. A volte i bambini possono essere molto cattivi, anche senza rendersene conto, e ogni volta che lo accompagnavo a scuola rimanevo preoccupata per tutta la mattina.
Non potevo permettere che venisse a conoscenza della verità in maniera dolorosa e traumatica, dovevo fare qualcosa.
Mi sono così rivolta in cerca di conforto e confronto alla dottoressa Patrignani, la pedagogista che aveva già seguito Giovanni in passato, che mi ha proposto una fiaba.

Inizialmente l'idea mi ha lasciato perplessa, ma effettivamente era un modo fantastico per entrare nel mondo di Giovanni in modo dolce, leggero.
La fiaba ha commosso anche me. L’ho sentita in risonanza con quello che provavo io e con la situazione che stavo vivendo, che non era affatto facile.

Lui, mentre la leggevo, era incantato, quasi rapito e, da quello che mi disse il giorno dopo, capii che si era immedesimato perfettamente nel gattino del racconto.
Dopo qualche tempo ho detto a Giovanni qual era la vera situazione di suo papà, ma questa non è stata una sorpresa per lui, non si è sentito particolarmente ferito.
Giovanni sapeva già la verità, la fiaba lo aveva preparato.
Finalmente, mi ero tolta un enorme peso, ero sollevata e felice di aver creduto della Fiaba ed essermi ricordata di Daniela.
Il percorso che ho intrapreso con la dott.ssa è stato molto utile per Giovanni, ma anche per me.
La fiaba terapeutica di Giovanni
Ritengo che il percorso che ho intrapreso con la dott.ssa sia stato molto utile per il bambino e per me. Giovanni ha imparato a manifestare la sua rabbia anche parlando di ciò che lo turba in modo esplicito ed io, grazie al sostegno che ho trovato, riesco a comprenderlo di più e ad affrontare le sue crisi in modo più sereno.
La Fiaba di Giovanni
Il gattino sognatore

C’era una volta un gattino, di nome Gigi, che viveva nel bosco insieme a mamma gatta e papà gatto. Come spesso succede, mamma gatta e papà gatto si azzuffavano spesso, tanto che avevano deciso di andare a vivere ciascuno per conto suo. Gigi era andato a vivere con la mamma gatta in una bella casetta, mentre il papà gatto era diventato un randagio e viveva un po’di qua e un po’ di là. Visto che Gigi era ancora piccolo, immaginava tante cose con la sua fantasia.
Sperava che un giorno lui, la mamma e il papà gatto sarebbero tornati a vivere insieme in una villa grande come un castello. Immaginava che il papà fosse un gatto grande e forte come un leone, pensava che fosse il re della caccia e che passasse la giornata a catturare i topi e i ratti per guadagnarsi da vivere, ma purtroppo non era così. La mamma gatta lavorava e riusciva sempre a procurare a Gigi una ciotola di latte fresco, ma il papà gatto era diventato un vagabondo che mangiava le lische e gli avanzi delle scatolette e si era talmente impigrito che non era più capace neanche di muovere un’unghia.
Poi, un giorno, ebbe l’impressione di vedere papà gatto mentre mangiava con il muso dentro una vecchia scatoletta di tonno.
“Che strano”-pensò Gigi-“ sembra proprio mio papà ma non può essere lui. Sarà a caccia di topi a quest’ora, chissà quanti ne ha presi…”
Un’altra volta gli sembrò di vederlo mentre dormiva sotto un ponte, in mezzo alle canne di bambù e alle altre piante
“no, non può essere lui”-pensò il gattino-“sarà nella sua grande villa, a farsi servire la cena da topolini ammaestrati in guanti bianchi, di sicuro mi sono sbagliato”.
Ma Gigi sentiva dentro di sé una vocina che gli diceva che era tutto vero..ma lui non voleva ascoltarla. E questi pensieri erano così fastidiosi che cominciava a girare la testa come se non volesse vederli o a grattarsi dietro le orecchie, come per non sentirli..
Una notte Gigi sognò un bellissimo gatto grande, dal pelo tutto bianco, con una macchia nera sulla testa.
“Chi sei?”- gli chiese
“Sono il re dei gatti, il più saggio di tutti i felini; ti ho portato un regalo, tieni”- e così dicendo gli porse una lente d’ingrandimento e un paio di cuffie.
“A cosa servono?”
“Tienili con te”- rispose il gatto-“ quando ti sentirai abbastanza forte per vedere la realtà com’è e ascoltare la verità, potrai usare questi due oggetti”
Gigi credeva di aver sognato, ma al suo risveglio si trovò accanto al suo lettino una lente d’ingrandimento e un paio di cuffie e da quel giorno li portò sempre con sé.
Una volta passò davanti ad una vecchia villa, tutta ricoperta d’edera, dove pensava abitasse papà gatto. Da lontano gli sembrava bellissima, ma quando la guardò attraverso la lente la vide piena di muffa e di crepe. Un’altra volta gli sembrò di vedere il papà gatto, tutto vestito elegante, come se andasse ad una festa di felini. Allora lo guardò attraverso la lente e si accorse che quelli non erano vestiti, ma aveva della carta di giornale addosso. Un’altra volta lo sentì miagolare e, mettendosi le cuffie, sentì che quelli erano lamenti di un gatto molto triste ed arrabbiato.
Così, un po’ per volta, crescendo passo dopo passo, Gigi capì che non sempre la realtà è come la desideriamo e che a volte ci vuole un bel coraggio per vedere le cose come stanno.

All’inizio il gattino ci rimase male, ma poi, mano a mano che cresceva e diventava più forte, smise di grattarsi le orecchie e di girare la testa all’improvviso. Capì che il papà gatto non era un supereroe, né il re dei felini, ma solo un gatto come tanti, con i suoi pregi ed i suoi difetti, e che c’è un modo di accettare e di voler bene ai genitori anche se non sono perfetti. Alla fine Gigi non ebbe più bisogno né della lente d’ingrandimento, né delle cuffie per vedere la realtà e capirla: guardava dritto davanti a sé ed era diventato un gatto molto bello e coraggioso.






